{"id":7152,"date":"2024-01-19T18:36:16","date_gmt":"2024-01-19T18:36:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7152"},"modified":"2024-01-19T18:36:18","modified_gmt":"2024-01-19T18:36:18","slug":"riflettere-sulla-diversita-la-prospettiva-di-the-old-oak","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=7152","title":{"rendered":"Riflettere sulla diversit\u00e0: la prospettiva di &#8220;The Old Oak&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Il film, che affronta temi sociali e politici, \u00e8 ambientato in una piccola citt\u00e0 mineraria in disuso situata nei pressi della citt\u00e0 di Durham, nel nord dell\u2019Inghilterra. Nel corso degli anni la comunit\u00e0, ormai abbandonata a un inesorabile declino, dove un tempo una miniera di carbone forniva il sostentamento a molte famiglie, sperimenta un progressivo popolamento di rifugiati siriani in fuga dalla guerra. La gente del posto si \u00e8<\/p>\n<p>impoverita, le case vengono vendute all\u2019asta per una manciata di sterline e poi magari usate per alloggiamenti provvisori dei profughi.<\/p>\n<p>Un gruppo di residenti che appartengono alla parte pi\u00f9 conservatrice reagisce a quella che considera un\u2019invasione vera e propria e basa le proprie argomentazioni partendo da pregiudizi e presupposti sbagliati: detestano l\u2019idea di entrare in contatto con chi potrebbe contaminare le loro abitudini e vedono la loro presenza come una limitazione alla gi\u00e0 limitata disponibilit\u00e0 che la piccola citt\u00e0 pu\u00f2 offrigli.<\/p>\n<p>Tutto il film ruota intorno a un vecchio e malandato pub \u201cThe Old Oak\u201d che d\u00e0 titolo al film. Il locale \u00e8 l\u2019ultimo pub rimasto in citt\u00e0 e stenta sempre di pi\u00f9 a restare aperto, i clienti sono ormai pochi e l\u2019economia del posto \u00e8 bassa dopo la chiusura delle miniere. Il pub \u00e8 ora uno dei pochi spazi pubblici rimasti nel quartiere. All\u2019interno del vecchio pub il signor Ballantyne lavora per cercare di tenere in vita quel luogo al quale \u00e8 legato da vecchi ricordi. Per cui, all\u2019arrivo dei rifugiati siriani mal visti dalla comunit\u00e0 dei locali, lui sta dalla parte dei rifugiati riparando gratuitamente una macchina fotografica alla gentile e giovane ragazza di nome Yara, appena arrivata in citt\u00e0, oppure svolgendo consegne alimentari con una social worker guidando un pulmino per portare beni di prima necessit\u00e0 ai profughi. Non \u00e8 l&#8217;unico a pensarla in questo\u00a0modo, compiendo buone azioni. Anche altri mostrano benevolenza verso i nuovi arrivati, giungendo addirittura ad allestire una mensa comune gratuita in una sala del pub per facilitare l\u2019integrazione dei profughi siriani. Nella sala sul retro del pub, a fianco delle vecchie foto dei minatori appese al muro campeggia una frase: \u201c<em>If we eat together, we stick together<\/em>\u201d (\u201cSe mangiamo insieme, stiamo uniti\u201d). Parole semplici che diventano fondamentali in una societ\u00e0 dove il cibo non rappresenta solo l\u2019unico modo per sopravvivere ma \u00e8 qualcosa di pi\u00f9: speranza, voglia di esistere e di continuare a vivere. Nella convivialit\u00e0 creata intorno alla tavola, dove inglesi e siriani consumano il loro pasto la conoscenza dell\u2019altro e le buone intenzioni riescono ad emergere e ad abbattere ogni ostacolo. Si tratta in realt\u00e0 di piccoli gesti ma di grande valore se vogliamo sforzarci di costruire un mondo pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 accogliente. In realt\u00e0, il mondo a cui noi tutti, nessuno escluso dovremmo aspirare. Al contempo il vecchio pub \u00e8 frequentato spesso dagli stessi clienti da anni che nella noia cercano di dare un senso alla loro vita ma finiscono per rinchiudersi ancora pi\u00f9 in s\u00e9 stessi divenendo degli emarginati che non sanno prendere decisioni. Per esempio, non vedono di buon occhio l\u2019arrivo dei migranti e pensano che il modo migliore per evitare l\u2019arrivo di altre persone sia quello di provocare un incidente in modo da far bruciare il piccolo locale mensa divenuto punto di riferimento non solo per i siriani ma anche per gli stessi residenti. \u00c8 proprio questo il miracolo del regista Ken Loach: riuscire a promuovere la speranza e la solidariet\u00e0 superando tutti gli ostacoli per un mondo migliore che passa necessariamente attraverso la conoscenza dell\u2019altro, la condivisione e l\u2019integrazione.<\/p>\n<p>In conclusione, la visione del film aiuta a comprendere meglio il problema della diversit\u00e0, perch\u00e9 tra i personaggi non ci sono buoni e cattivi, solo persone annoiate e rese infelici dalla propria condizione di miseria morale che li rende aggressivi nei confronti di chi indifeso cerca solo un tetto per dormire per s\u00e9 e per i propri figli, per sfuggire a un destino avverso verso il quale non ha colpe. In un mondo in continuo movimento dobbiamo tutti educarci ad avere un\u2019identit\u00e0 universale per superare le mille barriere che mettiamo tra noi quando ci rifiutiamo di conoscere l\u2019altro solo perch\u00e9 parla un\u2019altra lingua, professa un\u2019altra religione o viene da un altro luogo.<\/p>\n<p>Yasmine Coppola (classe 2C &#8211; liceo classico)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il film, che affronta temi sociali e politici, \u00e8 ambientato in una piccola citt\u00e0 mineraria in disuso situata nei pressi della citt\u00e0 di Durham, nel nord dell\u2019Inghilterra. 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