{"id":5060,"date":"2022-02-05T17:26:21","date_gmt":"2022-02-05T17:26:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=5060"},"modified":"2022-02-05T20:36:24","modified_gmt":"2022-02-05T20:36:24","slug":"breve-guida-al-cinema-orientale-giappone","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=5060","title":{"rendered":"(BREVE) GUIDA AL CINEMA ORIENTALE: GIAPPONE"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 una faccenda complicata. Non so come sia nata in particolare questa mia passione cos\u00ec incontrollabile, ma so che esiste, so che mi ha colpito per la prima volta tanti anni fa e che da un annetto mi ha definitivamente rapito e condannato ad amarla per tutta la vita senza possibilit\u00e0 di appello.<\/p>\n<p>Un momento, una scintilla, e parte l\u2019amore.<\/p>\n<p>No, a dispetto delle apparenze non sto parlando della mia infatuazione per una radiosa fanciulla dai capelli color oro che si impadronisce di cuori su cuori con un sorriso, anche solo abbozzato. O almeno non bisogna intendere questa fanciulla in senso letterale.<br>Via, credo di aver vaneggiato abbastanza, \u00e8 ora di scoprire le carte in tavola: questa calamita cos\u00ec incredibile che mi ha rapito e portato via con s\u00e9 altri non \u00e8 che il cinema orientale.<br>Certo, forse se mi fossi riferito a una ragazza il tutto sarebbe stato molto pi\u00f9 poetico, e magari mi avrebbe portato pi\u00f9 gloria in vista di un non impossibile riconoscimento da parte della persona amata, ma ho ricevuto cos\u00ec tanto dal cinema del Sol Levante che l\u2019unica cosa che posso fare per sdebitarmi \u00e8 diffonderlo il pi\u00f9 possibile, creando nuovi discepoli, neofiti dell\u2019Oriente e delle sue meravigliose follie nel campo della settima arte.<\/p>\n<p>Partendo da questo presupposto, mi sono messo di buon animo e ho iniziato a scrivere. Troppe persone che si dicono amanti del cinema snobbano il cinema che non sia anglofono, e considerano i film che vedono la luce nella terra degli shogun come inferiori per natura, vuoi per i temi \u201cforti\u201d, vuoi per una certa lontananza dal modello occidentale, vuoi per la quasi totale impossibilit\u00e0 nel reperire questi film in lingua italiana.<br>Verso il cinema orientale esistono due diverse correnti di pensiero tra loro contrapposte: una si contraddistingue per una totale chiusura e un rifiuto quasi categorico nell\u2019aprirsi a un cinema \u201cbarbaro\u201d, mentre l\u2019altra osanna qualsiasi cosa venga dall\u2019Oriente, e non solo in campo cinematografico.<br>Io non mi riconosco n\u00e9 nella prima n\u00e9 nella seconda posizione; certo, la cecit\u00e0 della prima mi fa veramente paura oltre che tristezza, ma anche la mitizzazione ugualmente cieca operata in ogni campo dalla seconda non mi va molto pi\u00f9 a genio: amo il cinema orientale, ma non mi diletto troppo con gli anime, e sono il primo a riconoscere che l\u2019offerta musicale dell\u2019Oriente \u00e8 spesso deludente, a eccezione di Tomoyasu Hotei, che \u00e8 un genio (\u201cGuitarhythm\u201d \u00e8 la colonna sonora della mia vita).<\/p>\n<p>Sia ben chiaro, nonostante i miei interessi nella filosofia buddhista e la mia venerazione per Hotei, non sono un amante dell\u2019Oriente in tutte le sue forme. Non sono cieco: quando c\u2019\u00e8 da elogiare elogio, quando c\u2019\u00e8 da criticare critico.<br>Eppure il cinema orientale non mi ha mai deluso e, anche quando scende a livelli decisamente bassi (penso al recente \u201cLupin III\u201d di Kitamura), mi ha sempre divertito e appassionato. Sar\u00e0 per l\u2019estetica fuori dal comune, sar\u00e0 per la diffusa bravura degli attori, sar\u00e0 per la totale anarchia visiva di molti suoi autori, sar\u00e0 per una mia predilezione per l\u2019esotismo, ma il cinema orientale mi ha sempre convinto.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 perch\u00e9 propone dei film all\u2019apparenza semplici e di facile lettura, ma allo stesso tempo complessi e profondi; sar\u00e0 per la contemporanea assenza di moralismi o di ideologie politiche; sar\u00e0 per la sua estetica cos\u00ec riconoscibile e spiazzante. In ogni caso l\u2019Oriente ha un suo marchio di fabbrica, fatto di freschezza e di eccessi, che mi stupisce sempre e mi colpisce nel profondo, si avviluppa alla mia coscienza, mi tormenta, mi fa gioire e disperare. Mi fa riflettere.<br>In ogni caso, non mi piace troppo parlare in astratto di qualcosa che in realt\u00e0 \u00e8 concreto come il cinema. Sono stato molto generale: ora entriamo nello specifico.<\/p>\n<p>Parliamo di Giappone. Presento di seguito una lista di quattro film, che ha la duplice funzione di riassumere i tratti comuni a tutto il cinema giapponese e di fornire qualche titolo da vedere assolutamente: chi \u00e8 interessato (leggi: affabulato dalle mie parole) potr\u00e0 seguire questo elenco per scoprire il cinema nipponico&#8230; e magari potr\u00e0 anche guardare i film che consiglio (male non fa).<\/p>\n<p>P.S. Come premesso, vista l\u2019enorme quantit\u00e0 di film orientali, ho deciso di dedicarmi solo a prodotti giapponesi (che insieme a quelli sudcoreani sono i pi\u00f9 geniali l\u00e0 nell\u2019Estremo Oriente). Ho deciso inoltre di evitare di citare film di maestri riconosciuti quali Akira Kurosawa, Ozu o Mizoguchi, da una parte perch\u00e9 le loro opere sono ampiamente storicizzate, dall\u2019altra perch\u00e9 la loro grandezza mi impedisce di scrivere qualcosa senza risultare banale. Inoltre, per evitare episodi di autolesionismo tra i neofiti, credo che prima di vedere Ozu sia necessario conoscere questo tipo di cinema con prodotti pi\u00f9 accessibili e recenti come quelli che ho inserito nella lista.<br>AVVERTENZA: I titoli che sto per citare sono in gran parte molto violenti e\/o spaventosi. Si sconsiglia la visione al pubblico pi\u00f9 giovane e a quello pi\u00f9 facilmente impressionabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1) KAIRO \u2013 PULSE (Kiyoshi Kurosawa, 2001)&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kairo.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5066 alignright\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kairo-225x300.webp\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kairo-225x300.webp 225w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/kairo.webp 293w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><br>Il primo film giapponese che consiglio \u00e8 \u201cKairo\u201d (conosciuto in tutto il mondo col titolo di \u201cPulse\u201d e rifatto dagli americani nel 2006), un horror metafisico dalle profonde implicazioni filosofiche, sospeso tra fantasmi, riflessioni sulla morte e denuncia sociale.<br>Kiyoshi Kurosawa (il cognome \u00e8 una garanzia) lavora di sottrazione, gioca con le emozioni dello spettatore, si prende i suoi tempi e imbastisce una ghost story atipica e terribilmente inquietante: una ragazza che lavora in un vivaio vede pian piano tutta la sua vita sgretolarsi quando i suoi amici iniziano uno per uno a suicidarsi, sconvolti dopo aver visto un fantasma; parallelamente uno studente inizia a vedere sul suo computer un uomo con la testa infilata in un sacco e numerosi altri<br>ragazzi intenti a fissare degli schermi.<br>Cos\u2019\u00e8 reale e cos\u2019\u00e8 virtuale? Siamo realmente sicuri che la tecnologia che ci connette con tutto il<br>resto del mondo non ci sconnetta da tutto il resto? Tecnologia, solitudine, suicidio.<br>Kurosawa lavora con lunghi piani sequenza con camera fissa, rende a tratti l\u2019aria del suo film irrespirabile, utilizza poche, essenziali pennellate per dipingere la triste realt\u00e0 di tutte quelle persone che perdono il contatto col mondo reale, diventano catatoniche e decidono la via pi\u00f9 breve per togliersi di mezzo dalla loro solitudine e dalla sensazione della loro inutilit\u00e0.<br>La storia inizia come la pi\u00f9 scontata delle storie horror, poi si trasforma, commuove e terrorizza, spesso anche nella stessa scena (come quella ormai cult in cui una ragazza fantasma si avvicina lentamente allo spettatore danzando&#8230; una delle cose pi\u00f9 terrorizzanti che abbia mai visto in vita mia).<br>I morti vagano nel nostro mondo e chiedono aiuto ai vivi. I vivi non vogliono pi\u00f9 stare nel loro mondo e chiedono aiuto alla morte.<br>Kurosawa mette sulla scena i risultati estremi dell\u2019angoscia kierkegaardiana \u2013 l\u2019angoscia di agire, la paura di sbagliare, di risultare sbagliati nel mondo -, un\u2019angoscia che non porta come per il filosofo danese al \u201csalto mortale nella fede\u201d, ma finisce nell\u2019annullamento di se stessi, in linea col nichilismo e l\u2019apatia che caratterizza la nostra societ\u00e0 (non solo quella giapponese&#8230;).<br>Kurosawa parte dai fantasmi e arriva a porre dubbi sull\u2019esistenza, mescolando l\u2019horror con Kierkegaard, la tecnologia con il nichilismo passivo di Nietzsche, i fantasmi dal volto pallido con il suicidio.<br>\u201cKairo\u201d \u00e8 un film che terrorizza, affascina e rapisce il cuore dello spettatore, un vero capolavoro che, nonostante le sue tinte cupe e senza speranza, \u00e8 in realt\u00e0 un inno alla vita, all\u2019amicizia, all\u2019amore. All\u2019apparenza parla di spettri, in realt\u00e0 \u00e8 un\u2019esortazione rivolta a tutti coloro che stanno male ad andare avanti, con tutte le proprie forze, magari anche con l\u2019aiuto di chi \u00e8 vicino.<br>Il finale sulla barca poi \u00e8 una delle cose pi\u00f9 delicate e commuoventi che abbia mai visto in vita mia, un finale estremamente malinconico che parla a tutti noi, fantasmi dell\u2019era digitale.<br>I titoli di coda, col pezzo rock \u201cLay down my Arms\u201d di Cocco, suonano come un inno alla vita: anche se ti ritroverai da solo su una barca, potrai trovare un sorriso, nel pensare che sei stato felice&#8230; e magari se guarderai questo film ti troverai in piena notte a ondeggiare il pugno nell\u2019aria trattenendo a stento le lacrime, nell\u2019ascoltare un pezzo rock giapponese, pensando a quanto sia difficile ma allo stesso tempo eroico sopravvivere in un mondo come questo, popolato da fantasmi fatti di carne, cercando la felicit\u00e0 nelle piccole cose e accettando le proprie debolezze.<br>Ora devo smettere di scrivere, perch\u00e9 senn\u00f2 rischio di riempire il portatile di lacrime.<br>Come recuperarlo: stando a Wikipedia, esiste una versione doppiata in italiano del film, oggi pressoch\u00e9 introvabile. Il film \u00e8 presente per\u00f2 su YouTube in un\u2019ottima versione in lingua originale con i sottotitoli in inglese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2) 13 ASSASSINI (Takashi Miike, 2010)<\/p>\n<p><br>Il secondo film \u00e8 forse il pi\u00f9 conosciuto di questa lista: \u201c13 assassini\u201d di quel pazzo di Takashi Miike, film d\u2019azione del 2010 ambientato nel Giappone feudale che vede protagonisti 13 guerrieri eccezionali &#8211; samurai e ronin &#8211; pronti a tutto pur di salvare la loro patria dalle mire tiranniche del perfido Naritsugu, fratello dello shogun.<br>Protagonista \u00e8 Koji Yakusho, attore straordinario che qui offre una delle sue migliori prove (noto per il ruolo del padre della ragazza sorda in \u201cBabel\u201d di I\u00f1\u00e1rritu, e attore feticcio di Kiyoshi Kurosawa!), mentre il coprotagonista \u00e8 il simpatico Takayuki Yamada (\u201cfamoso\u201d per il ruolo di Serizawa in \u201cCrows Zero\u201d sempre di Miike, anche questo consigliatissimo).<br>Miike \u00e8 un regista totalmente imprevedibile, autore di pi\u00f9 di 100 opere, che in questo film riesce in un\u2019impresa pi\u00f9 unica che rara: fare un film lento, dalla messa in scena algida e quadrata e riuscir comunque a divertire, trovando negli ultimi 50 minuti, tutti occupati da un infinito combattimento tra i 13 eroi e gli uomini di Naritsugu, una delle sequenze pi\u00f9 travolgenti, spassose e allo stesso tempo malinconiche che si siano mai viste.<br>\u00c8 ovvio che l\u2019intento era quello di realizzare un film commerciale che potesse vendere all\u2019estero (intento pi\u00f9 che riuscito), ma Miike trasforma quello che poteva risultare un banale film di combattimenti in un saggio cinico e spietato&nbsp; libert\u00e0, e sul prezzo che bisogna essere disposti apagare per conquistarla.<br>I rimandi al cinema di Kurosawa sono evidentissimi (da \u201cI sette samurai\u201d a \u201cRan\u201d), ma \u00e8 chiarissimo che Miike guarda soprattutto alla storia recente, ai partigiani e agli eroi della Resistenza: i monologhi dei nostri 13 guerrieri sono quanto di pi\u00f9 vicino si possa trovare allo spirito che animava gli eroi antifascisti, uniti entrambi dall\u2019opposizione a dei tiranni folli e nazionalisti amanti della guerra, che godono a veder soffrire l\u2019uomo e le minoranze.<br>Ecco, io penso che la memoria sia una delle cose pi\u00f9 indispensabili e allo stesso tempo difficili da conservare nella coscienza di ognuno di noi, specialmente per i pi\u00f9 giovani, e credo che un film come \u201c13 assassini\u201d non potrebbe fare che bene alla consapevolezza storica e nella lotta contro le dittature.<br>In barba a chi crede che i film di Miike siano solo violenti e diseducativi, io penso che, nonostante la violenza e le necessarie spruzzate di sangue, le sue opere abbiano sempre una morale molto profonda, mai urlata, ma che si pu\u00f2 dedurre dalle parole e dai volti dei personaggi.<br>E cos\u00ec vediamo i nostri 13 eroi che combattono per la libert\u00e0, non direttamente per la propria, perch\u00e9 sanno che la loro \u00e8 una missione suicida, ma per quella dei loro figli e di tutti gli abitanti del Giappone. Si rotolano nel fango e nel sangue, arrancano ma comunque combattono, e Miike insiste sull\u2019eroismo di questi personaggi, spesso anche ricorrendo a inclinature della camera di pi\u00f9 di 90 gradi, che danno un senso di straniamento, oltre che di grandissimo genio filmico.<br><em>And I lay in the mud\/ And the guts and the blood, \/ And I wept as his body grew colder, \/ And I<\/em><br><em>called for my mother\/ And she never came<\/em>. (1916, Motorhead).<br>Come recuperarlo: il film si trova in italiano gratis su Amazon Prime Video.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3) VISITOR Q (Takashi Miike, 2001)<\/p>\n<p><br>Se siete arrivati fino a questo punto, passando tra fantasmi danzatori e ronin assassini, allora vuol dire che avete il sangue freddo necessario per poter affrontare \u201cVisitor Q\u201d, uno dei film pi\u00f9 disturbanti che abbia mai visto in vita mia (a pari merito con \u201cRequiem for a Dream\u201d di Aronofsky e \u201cMartyrs\u201d di Pascal Laugier).<br>Ebbene s\u00ec, si parla sempre di Miike, il pazzo che abbiamo visto poc\u2019anzi, ma qui non nella veste pi\u00f9 \u201ccommerciale\u201d di \u201c13 assassini\u201d, ma in quella decisamente pi\u00f9 cianotica e provocatoria degli esordi.<br>Questo \u201cVisitor Q\u201d \u00e8 un film allucinato e totalmente sui generis, che sfugge a una collocazione precisa in un qualsivoglia genere: a tratti \u00e8 un dramma familiare, in altri una commedia nerissima, in altri ancora un thriller\/horror di rara ferocia.<br>Vagamente ispirato a \u201cTeorema\u201d di Pasolini, l\u2019opera di Miike tratta le vicende di una famiglia disfunzionale in cui il padre, un giornalista fallito, ha rapporti incestuosi con la figlia prostituta, mentre il figlio pi\u00f9 giovane, vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei che sono soliti far esplodere in casa sua fuochi d\u2019artificio, scaraventa tutta la sua rabbia repressa massacrando di botte la madre, la quale, per sostenere il peso di tale situazione, si droga con l\u2019eroina comprata prostituendosi a sua volta. A mettere le cose a posto ci penser\u00e0 uno strano individuo senza nome (il \u201cVisitor Q\u201d del titolo), che porter\u00e0 la famiglia ad apici di violenza e di perversione volti a rinfrancare lo spirito familiare.<br>Gi\u00e0 cos\u00ec sembra qualcosa di totalmente folle, e se si pensa poi che met\u00e0 film \u00e8 girato con camera a mano stile falso documentario, mentre la restante met\u00e0 \u00e8 tutta diretta con camera fissa capiamo quale sia la potenza caustica di questo prodotto.<br>Il film \u00e8 volutamente disordinato, eccessivo e spesso lontano dalla perfezione formale (in molti punti si pu\u00f2 vedere addirittura un microfono entrare nel campo dell\u2019inquadratura&#8230;), eppure ha una forza magnetica che ammalia e sconvolge l\u2019inconscio.<br>Tra sesso e omicidi vari, Miike mostra tutti i fluidi corporei esistenti (s\u00ec, proprio tutti), presentando scene porno mitigate da modestissime censure, incesti, stupri vari, masochismo, necrofilia estrema, peni infilati in vagine di donne morte e diventate rigide per il rigor mortis, gente sodomizzata con un microfono, latte materno&#8230; oltre a un numero esorbitante di omicidi.<br>Tutto \u00e8 decisamente fuori dal comune e difficilmente apprezzabile dal pubblico medio, ma la storia rimane la stessa: il cinema orientale mostra l\u2019eccesso per rappresentare la realt\u00e0 che ci circonda, e in questo caso Miike realizza un decadente e cinico affresco sul fallimento del patriarcato.<br>Non voglio svelare oltre, perch\u00e9 il finale \u00e8 tutto da gustare (in senso letterale&#8230;), anche se non credo che in molti avranno il coraggio di guardare questo film dopo la mia descrizione&#8230; e per chi lo volesse vedere, bene, sappia che si trover\u00e0 davanti a un film meraviglioso che porta alle estreme conseguenze l\u2019Es freudiano, ma veramente difficile da digerire.<br>Come recuperarlo: il film ovviamente \u00e8 inedito in Italia, ed \u00e8 difficilmente reperibile online. L\u2019unica versione che sono riuscito a trovare \u2013 di buonissima qualit\u00e0 \u2013 si trova sulla piattaforma di streaming russa OK.RU, totalmente legale e gratuita, in lingua originale con sottotitoli in spagnolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4) TAG (Sion Sono, 2015)<\/p>\n<p><br>Ed eccoci arrivati alla fine, all\u2019ultimo film di questa breve ma pregnante lista. E non potevo non concludere con quello che \u00e8 probabilmente il mio regista preferito in assoluto (assieme a Lynch, Bergman e Mario Bava), ovvero Sion Sono.<br>Chi \u00e8 Sion Sono? Un pazzo. Un poeta. Un genio. Regista di alcuni dei film pi\u00f9 influenti del ventunesimo secolo (tra i quali \u201cSuicide Club\u201d e \u201cLove exposure\u201d, altri capolavori di gigantesco spessore), che a mio parere trova il suo colpo da maestro in questo \u201cTag\u201d.<br>Sono si muove tra il Gus Van Sant di \u201cElephant\u201d, il Tarantino di \u201cKill Bill\u201d e la trilogia di \u201cMatrix\u201d, e tira fuori dal cilindro uno dei film pi\u00f9 schizzati e divertenti che mi sia mai capitato di vedere, costantemente in bilico tra l\u2019horror, il teen movie e il male di vivere di montaliana memoria.<br>La trama \u00e8 pi\u00f9 o meno questa: Mitsuko sta viaggiando in autobus insieme alle sue compagne di scuola, quando un\u2019entit\u00e0 misteriosa trancia di netto l\u2019autobus e tutti i passeggeri, lasciando viva soltanto lei. Poco dopo, scopre che nulla di tutto quello che ha visto \u00e8 mai accaduto: tutte le sue amiche sono ancora vive&#8230; salvo poi essere uccise ancora e ancora, in un eterno ritorno dal sapore nietzschiano.<br>In caso non si fosse capito, questi registi giapponesi sono totalmente imprevedibili, e anche qui Sion Sono non si smentisce, e infarcisce la storia di numerosi spunti filosofici e sociali, tra la teoria dell\u2019eterno ritorno e un certo titanismo di matrice romantica; in pi\u00f9, fa dell\u2019inquadratura un vero e proprio dipinto. \u00c8 come se Sono avesse a disposizione una tavolozza di colori e dipingesse ogni scena del suo film, esasperando i colori caldi (il rosso soprattutto) e puntando sul disorientare lo spettatore con scelte sempre al limite, con esiti non troppo lontani dalla poetica surrealista.<br>Tra venti assassini e insegnanti che tirano fuori dal nulla dei bazooka, Sion Sono organizza uno spettacolo colorato e malinconico, che pu\u00f2 essere visto come un inno alla giovent\u00f9 \u2013 quella giovent\u00f9 ormai perduta dal cineasta nipponico e che ricorda sempre con commozione \u2013 o pi\u00f9 semplicemente come un\u2019esortazione all\u2019originalit\u00e0, a non aver paura di uscire allo scoperto in questo mondo impietoso e pettegolo. In quest\u2019ottica, \u201cTag\u201d si configura anche come un invito a non aver paura di fare coming out.<br>Sion Sono ci invita a fuggire dagli schemi preordinati dalla nostra societ\u00e0, ad avere fantasia, a rifuggire dalle aspettative altrui, a seguire noi stessi a ogni costo, a scappare da chiunque ci voglia uguale a uno standard: dobbiamo andare fieri della nostra diversit\u00e0, fuggire dall\u2019eterno ritorno del gi\u00e0 visto. In breve: essere noi stessi e non lasciarci manipolare.<br>E attenti alla metafora della piuma!<br>Come recuperarlo: il film \u00e8 ancora inedito in Italia, ma si pu\u00f2 vedere in un\u2019ottima versione su YouTube in lingua originale con sottotitoli in inglese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ah, finalmente ho finito il mio lavoro. Spero di essere stato abbastanza convincente.<br>Io adoro i film orientali. Sono come dei saggi filosofici travestiti da fumetti: divertono senza pretese ma allo stesso tempo cambiano la vita. Camminano con me e, dovunque io mi trovi, mi fanno sentire a CASA.<br><em>And I thank you \/ For bringing me here \/ For showing me home \/ For singing these tears \/ Finally<\/em><br><em>I&#8217;ve found \/ That I belong here<\/em> (Home, Depeche Mode)<\/p>\n<p>Lorenzo Malasoma &#8211; IIIC Liceo Classico<\/p>\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una faccenda complicata. Non so come sia nata in particolare questa mia passione cos\u00ec incontrollabile, ma so che esiste, so che mi ha colpito per la prima volta tanti anni fa e che da un annetto mi ha definitivamente rapito e condannato ad amarla per tutta la vita senza possibilit\u00e0 di appello. 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