{"id":5024,"date":"2022-01-23T10:12:48","date_gmt":"2022-01-23T10:12:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=5024"},"modified":"2022-01-23T10:26:42","modified_gmt":"2022-01-23T10:26:42","slug":"keiko-desu-kedo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=5024","title":{"rendered":"Keiko desu kedo"},"content":{"rendered":"\n<p>Ciao, io sono Lorenzo, ho 18 anni e 298 giorni, e fra 67 giorni festegger\u00f2 il mio diciannovesimo compleanno. Nella mia vita ho vissuto un totale di 6.868 giorni, che equivalgono a 164.832 ore, per un totale di 9.889.920 minuti. In giro, fuori da questa stanza, ci sono persone che hanno vissuto molto pi\u00f9 di me, molte pi\u00f9 ore e molti pi\u00f9 minuti, il doppio, il triplo o &#8211; perch\u00e9 no? &#8211; magari anche il quadruplo! Allora perch\u00e9 non posso utilizzare la mia ora numero 164.833 per scrivere una recensione su un misconosciuto film giapponese? E perch\u00e9 chi mi legger\u00e0 decider\u00e0 di dedicare proprio a me cinque dei suoi milioni di minuti vissuti?<\/p>\n<p>E intanto vedo il tempo che passa&#8230; 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10: ecco, sono passati 10 secondi, e io sono dieci secondi pi\u00f9 anziano di quando ho iniziato a contare, anzi, credo di essere invecchiato perlomeno di 45 secondi da quando ho iniziato a scrivere questa frase.<\/p>\n<p>No, non sono impazzito, n\u00e9 ho manie matematico-futuristiche o voglio emulare Palazzeschi a tutti i costi: mi ero un attimo messo nei panni di Keiko Suzuki, protagonista assoluta di questo film sperimentale di Sion Sono del 1997 dal titolo &#8220;Keiko desu kedo&#8221; (&#8220;I am Keiko&#8221;, per tradurlo in inglese).<br \/><br \/>Keiko \u00e8 una ragazza giapponese di 21 anni, che passa il suo tempo compiendo gesti meccanici probabilmente imparati da bambina, guardando insistentemente una boccia di pesci rossi, mettendo in scena un surreale TG in cui racconta la propria (scarna) vita, giocando con le ossa del padre deceduto e, soprattutto, contando i secondi che passano. Keiko non studia, lavora come cameriera, e abita in una piccola casa tutta rossa e gialla. Aspetta in gloria il suo 22esimo compleanno, ci racconta le sue giornate sempre uguali, guarda dalla finestra, canticchia mentre conta i secondi che passano su un orologio da tavolo.<br \/><br \/>Una ragazza, una stanza, un orologio. Questi gli ingredienti che compongono uno dei primi (capo)lavori di quel genio di Sion Sono, degli ingredienti che, se fossero andati nelle mani sbagliate, avrebbero di certo avuto un effetto a dir poco soporifero e portato a un prodotto avvincente quanto la sigla dei Teletubbies, ma che nelle mani del folle cineasta nipponico danno vita a uno spettacolo anticonformista, intelligente e a tratti estremamente angosciante.<br \/>E non ci sono assassini, suicidi di massa o sette religiose a tenere alta l&#8217;attenzione: Sono riesce a fare un film sul niente, prende la pi\u00f9 banale e potenzialmente noiosa storia che ci possa essere e la trasforma in un&#8217;epopea silenziosamente esplosiva, e nel silenzio di un ticchettio di un orologio da tavolo fa scorrere l&#8217;irrimediabile fallimento di una generazione &#8211; ma che dico di una generazione, di una societ\u00e0!- che all&#8217;attivit\u00e0 preferisce l&#8217;indolenza, al farsi una posizione nel mondo del lavoro preferisce starsene in casa e nascondersi, al diventare adulta preferisce canticchiare una filastrocca davanti a due pesci rossi.<br \/><br \/>Keiko \u00e8 il prodotto dell&#8217;incomunicabilit\u00e0, \u00e8 l&#8217;insicurezza fatta persona, una ragazza appena uscita dal liceo che, sola, impaurita e distrutta dalla morte del padre, si rifugia nel suo angolo, decide a tratti di essere &#8220;altro da s\u00e9&#8221; (come quando si traveste da annunciatrice televisiva con parrucche e vestiti da diva), e a tratti decide proprio di &#8220;non essere&#8221;: quando inizia a scrivere su un foglio &#8220;Io sono&#8221; cancella tutto quello che ha appena tracciato senza concludere la frase, perch\u00e9 sa che non si pu\u00f2 dire che la sua sia vita, n\u00e9 che lei sia propriamente una persona.<br \/><br \/>Ogni tanto sembra accorgersi che la sua esistenza \u00e8 asettica e priva di prospettive (specialmente nell&#8217;ultimo TG che lei ci presenta, in cui smette i panni della bambina e si accartoccia su se stessa non riuscendo a parlare), sembra rendersi conto della propria sostanziale inutilit\u00e0 in un mondo che viaggia benissimo anche senza di lei; ogni tanto si mette alla finestra per vedere i bambini che giocano, o per fantasticare sugli innamorati che fanno l&#8217;amore nelle case vicine, ma poi tutto si risolve in niente, e alla fine Keiko se ne va per strada saltellando e canticchiando una filastrocca infantile mentre dovrebbe buttare l&#8217;immondizia&#8230; e questa scena (una carrellata laterale in pianosequenza, sorta di parodia de &#8220;I 400 Colpi&#8221; di Truffaut) ci fa capire quanto il suo strappo con la realt\u00e0 sia troppo grande per essere ricucito. Non ha amici, non ha un ragazzo, non pu\u00f2 avere nulla perch\u00e9 non ha neanche se stessa.<br \/><br \/>Sion Sono \u00e8 un genio, e in questo film troviamo tutto quello che sar\u00e0 di fondamentale importanza nei suoi film successivi: l&#8217;ossessione per i personaggi femminili, specie se molto giovani (si veda la quasi totalit\u00e0 dei personaggi di Suicide Club), l&#8217;approfondito studio della psiche di personaggi fuori dalle righe ma allo stesso tempo tremendamente verosimili (si vedano i tre protagonisti di Love exposure), l&#8217;amore per i colori giallo e rosso (specialmente per le luci rosso\/arancio) e, soprattutto, quella che ho ribattezzato &#8220;la mania dell&#8217;accentuazione&#8221;: il cineasta di Toyokawa esagera sempre, mette in rilievo gli aspetti pi\u00f9 importanti delle sue opere con un&#8217;estetica allucinante, e dall&#8217;accentuazione di un elemento visivo traiamo importanti riflessioni riguardo alla sua poetica e al significato dei suoi film.<br \/><br \/>Pensiamo al meraviglioso &#8220;Suicide Club&#8221;: qui le scene di sangue vengono accentuate al massimo della sostenibilit\u00e0 umana, il sangue schizza da tutte le parti, provenendo da vasi sanguigni che neanche credevamo di avere, tutto \u00e8 eccessivo e totalmente esagerato, tutto \u00e8 volutamente fuori dalla realt\u00e0 per un unico motivo: questa estetica violenta e imprevedibile colpisce e stupra l&#8217;occhio dello spettatore, ma lo porta anche a riflettere; lo spettatore, una volta tolti gli orpelli della narrazione e della messa in scena, capisce che dietro all&#8217;horror si cela un film di denuncia sociale a dir poco tagliente.<br \/><br \/>Uscire dalla realt\u00e0 per rappresentare meglio la realt\u00e0 stessa. Usare la macchina da presa come mezzo creativo, per creare un nuovo mondo ai limiti della follia, che rappresenti la nostra societ\u00e0 meglio di qualsiasi film di Ken Loach.<br \/><br \/>Questo \u00e8 Sono, e le schegge del cinema futuro si ritrovano anche in questo &#8220;Keiko desu kedo&#8221;.<br \/>Per esempio, chi \u00e8 che se ne sta ore e ore a contare i secondi che passano e a pensare costantemente a quanto si invecchia per ogni minuto che passa? Chi \u00e8 che fa il conto delle ore e dei minuti che ha vissuto in tutta la sua vita, e se lo ripete fino alla noia? Nessuno, ma Sono utilizza quest&#8217;espediente totalmente improbabile nel mondo reale per descrivere meglio il senso di vacuit\u00e0 della &#8220;vita&#8221; della nostra amata Keiko (e per giocare con la pazienza dello spettatore medio).<br \/><br \/>Oppure, chi \u00e8 che ha una casa tutta dipinta di rosso coi mobili gialli? Nessuno, ma Sono utilizza questi colori per spiazzare lo spettatore e alienare la protagonista dal mondo reale, rendendo il film pi\u00f9 tagliente a livello di messaggio e pi\u00f9 memorabile a livello estetico.<br \/><br \/>Keiko \u00e8 sia vittima che eroina, \u00e8 tutti noi ma non \u00e8 nessuno, esiste ma \u00e8 come se non esistesse. Scompare fra i mobili gialli della sua casa e nella boccia dei pesci rossi.<br \/><br \/>Questo \u00e8 Sono: poesia, filosofia, un po&#8217; di pazzia e tanto, tanto, tanto genio. Prendere o lasciare.<br \/><br \/>Io ovviamente ho deciso di prendere.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Lorenzo Malasoma &#8211; classe IIIC (Liceo classico)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciao, io sono Lorenzo, ho 18 anni e 298 giorni, e fra 67 giorni festegger\u00f2 il mio diciannovesimo compleanno. Nella mia vita ho vissuto un totale di 6.868 giorni, che equivalgono a 164.832 ore, per un totale di 9.889.920 minuti. 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