{"id":4961,"date":"2021-12-07T16:19:44","date_gmt":"2021-12-07T16:19:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=4961"},"modified":"2021-12-07T16:19:53","modified_gmt":"2021-12-07T16:19:53","slug":"tetsuo-shinya-tsukamoto-1989","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=4961","title":{"rendered":"TETSUO (Shin\u2019ya Tsukamoto, 1989)"},"content":{"rendered":"\n<p>C&#8217;\u00e8 poco da fare: il cinema asiatico mi affascina ogni giorno sempre di pi\u00f9. Nella maggior parte dei film orientali riesco a trovare quello che ogni tanto mi sembra sia piuttosto deficitario nel cinema occidentale: emozioni, follia, libert\u00e0, sperimentazione, eccessi di ogni tipo mai fini a se stessi, ma soprattutto tanta, tantissima modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Se molti prodotti occidentali specialmente degli ultimi 30 anni sembrano andare avanti col freno a mano tirato e &#8211; o almeno cos\u00ec mi pare &#8211; vivono nel terrore costante di superare alcuni limiti invalicabili, il cinema orientale se ne frega altamente di regole o limiti e non ha il bench\u00e9 minimo timore nel mostrare ci\u00f2 che non si potrebbe mostrare, punta a sconvolgere lo spettatore con immagini forti e personalissime, senza mai dimenticare che un buon film per essere tale deve avere una regia e una sceneggiatura solida alle spalle. E con questo non voglio dire che il cinema orientale sia pi\u00f9 bello di quello occidentale, no di certo: dico solo che osa di pi\u00f9, che lo trovo immensamente pi\u00f9 innovativo, eccezionalmente pi\u00f9 moderno.<\/p>\n<p>E cos\u00ec accade anche in &#8220;Tetsuo&#8221;, film giapponese del 1989 che ha ormai raggiunto lo status di cult imprescindibile per la met\u00e0 dei cinefili del mondo, ma che \u00e8 colpevolmente dimenticato dall&#8217;altra met\u00e0, un&#8217;opera senza dubbio disturbante e di non facile digestione, una cascata di idee che, con i suoi 67 minuti scarsi di durata, colpisce dritto allo stomaco e non si far\u00e0 di certo dimenticare.<\/p>\n<p>&#8220;Tetsuo&#8221; \u00e8 il lungometraggio d&#8217;esordio di quel genio di Shin&#8217;ya Tsukamoto, qui regista, sceneggiatore, attore, produttore, montatore, scenografo e curatore della fotografia nonch\u00e9 factotum di prim&#8217;ordine, pi\u00f9 noto al &#8220;grande&#8221; pubblico per la parte di Jijii in &#8220;Ichi the Killer&#8221; del non meno pazzo Takashi Miike.<\/p>\n<p>La trama di questa sua opera prima \u00e8 quanto di pi\u00f9 malato si possa immaginare: un anonimo impiegato (Tomorowo Taguchi) investe accidentalmente un auto-feticista\/masochista (Tsukamoto stesso) che si \u00e8 appena infilato una sbarra di metallo arrugginita nella coscia, e da quel momento una maledizione sembra iniziare a perseguitare il povero automobilista, che piano piano inizia a trasformarsi in uno sconvolgente ibrido tra uomo e macchina.<\/p>\n<p>Prima di iniziare la visione conviene sgombrare la mente, liberarsi da ogni pensiero e acconsentire a lasciarsi avviluppare dalle immagini, a lasciarsi catturare dalla potenza di questo evocativo bianco e nero, a lasciarsi possedere dalla follia che inizia a devastare la carne e la mente del nostro protagonista.<\/p>\n<p>Le musiche sono martellanti, a met\u00e0 tra l&#8217;industrial metal e il post punk, il montaggio violento e velocissimo, la regia totalmente imprevedibile, una regia che evade ogni regola accademica: Tsukamoto vuole stordire lo spettatore, e lo fa con scene sempre pi\u00f9 surreali e intollerabili girate con tanta macchina a mano e tanta staedycam. Per tutta la sua durata il film sembra deformarsi, i primi piani raffigurano corpi sempre pi\u00f9 corrotti e meno umani, la camera ora si ferma sui dettagli pi\u00f9 raccapriccianti, ora si muove e inizia a ruotare sul proprio asse, ogni tanto sembra anche capovolgersi per dare allo spettatore la sensazione di precariet\u00e0 del mezzo cinema stesso.<\/p>\n<p>Tsukamoto gioca, si diverte, mescola soggettive di grandissimo impatto a un montaggio in fast motion che squarcia il cervello (grazie anche alla potenza di un sonoro eccezionale) e che d\u00e0 l&#8217;impressione che i personaggi corrano a velocit\u00e0 insostenibile, quasi pattinando sull&#8217;asfalto.<\/p>\n<p>Il film si muove agilmente fra diversi generi (horror, fantascienza, un pizzico di commedia, per poi arrivare nel finale a sembrare quasi un kaiju movie apocalittico alla Godzilla), in certi momenti pare addirittura un mockumentary, in altri la macchina da presa \u00e8 cos\u00ec ferma e la messa in scena cos\u00ec algida da ricordare Kubrick.<\/p>\n<p>Tsukamoto realizza un film moderno, incatalogabile, che incorpora al suo interno tantissime suggestioni, dal Surrealismo di Bu\u00f1uel, al body horror di Cronenberg, al primo Lynch. E proprio a Lynch sembra guardare con pi\u00f9 insistenza il cineasta giapponese, che riprende da &#8220;Eraserhead&#8221; l&#8217;ambientazione quasi post atomica, questa fotografia cos\u00ec straniante e, pi\u00f9 banalmente, la scelta stessa del bianco e nero.<\/p>\n<p>Se da un punto di vista tecnico &#8220;Tetsuo&#8221; si avvicina al capolavoro, anche il resto non \u00e8 da meno: gli attori sono tutti molto espressivi e, nella quasi totale assenza di dialogo, risultano credibili anche quando esagerano teatralmente le loro espressioni, un po&#8217; come succedeva nel buon vecchio cinema muto. In pi\u00f9 le invenzioni della sceneggiatura sono a tratti geniali: la trasformazione del pene del nostro protagonista in una trivella \u00e8 qualcosa di cos\u00ec pazzo e schizoide che lascia basiti per la sua apparente semplicit\u00e0, e la sorte che deve subire la fidanzata del nostro uomo-macchina durante l&#8217;amplesso \u00e8 cos\u00ec truculenta da risultare sconvolgente anche per gli stomaci pi\u00f9 forti come il mio.<\/p>\n<p>E anche il binomio uomo-tecnologia su cui si regge l&#8217;intero film d\u00e0 adito a molti spunti di riflessione. Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo se non un animale in lotta continua tra razionalit\u00e0 e pulsioni limitato dalla precariet\u00e0 della carne? E che cos&#8217;\u00e8 la macchina se non un involucro perfetto e indistruttibile privo per\u00f2 di una mente intelligente che la controlli?<br \/>L&#8217;uomo-macchina \u00e8 perci\u00f2 il pericolo pi\u00f9 grande della nostra epoca, perch\u00e9 sostituisce alla fragile carne umana l&#8217;indistruttibilit\u00e0 della macchina, una sensazione di onnipotenza che porta alla pi\u00f9 irrazionale sete di potere e alla vittoria delle pulsioni sulla ragione: Tsukamoto utilizza il binomio uomo-macchina non solo per mostrarci un uomo che viene penetrato da un tubo di metallo e altre cose simili, ma soprattutto per avvertirci del pericolo che l&#8217;umanit\u00e0 corre se si affida totalmente alla tecnologia, che alla fine arriver\u00e0 a dominarci e a esasperare la nostra pazzia, conseguenza: la fine dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>E io, guardando al mondo di oggi e a come sempre pi\u00f9 persone (non solo ragazzi) siano prigionieri di telefonini e social vari, capisco che Tsukamoto ci aveva visto lungo: per dirla in termini fichtiani, la tecnologia \u00e8 un Non-Io che sta prendendo sempre pi\u00f9 il posto dell&#8217;Io, e gli effetti di questo processo potranno essere a dir poco devastanti.<\/p>\n<p>Lorenzo Malasoma (IIIC &#8211; Liceo classico)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 poco da fare: il cinema asiatico mi affascina ogni giorno sempre di pi\u00f9. 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