{"id":4549,"date":"2020-03-26T13:48:00","date_gmt":"2020-03-26T13:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=4549"},"modified":"2020-03-27T13:13:05","modified_gmt":"2020-03-27T13:13:05","slug":"la-non-scuola-ai-tempi-del-covid19","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=4549","title":{"rendered":"LA NON-SCUOLA AI TEMPI DEL COVID19"},"content":{"rendered":"\n<p>Non pi\u00f9 scherzi, non pi\u00f9 risate fra i banchi di scuola. Non si sente pi\u00f9 il suono liberatorio della campanella, che magari arrivava giusto in tempo per salvarti da quella domanda a cui non sapevi rispondere, o il vociare allegro dei ragazzi che uscivano dalle classi per fare ricreazione. Niente pi\u00f9 sguardi interrogativi rivolti al professore durante la spiegazione, che riuscivano a dire \u201cno prof per favore, lo rispieghi da capo che non ci ho capito niente\u201d, senza bisogno di usare parole. Sei solo tu, davanti al computer.<\/p>\n<p>L\u2019emergenza che ci siamo trovati a fronteggiare ha stravolto le nostre vite da un giorno all\u2019altro. Ci siamo trovati completamente soli, persi nel vuoto, nella confusione dei vari tipi di comunicazione in cui difficilmente ci raccapezzavamo. Guarda la bacheca per inglese, le mail per greco, whatsapp per latino, il registro per storia dell\u2019arte, classroom per scienze. Col passare del tempo la situazione si sta sicuramente normalizzando, noi stiamo imparando a gestirla meglio, e questa forma di didattica, se cos\u00ec si pu\u00f2 chiamare, da una parte ci aiuta anche a dare una parvenza di normalit\u00e0 nell\u2019attuale condizione di vita, consentendoci di mantenere quel minimo contatto con le persone, compagni e professori, che costituivano la nostra quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4551 alignleft\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Scuola-distanza-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/>Sicuramente non si pu\u00f2 fare altrimenti in questa situazione, e la didattica a distanza \u00e8 uno strumento per noi prezioso. Stiamo attenti per\u00f2, distinguiamo le cose. Questo non \u00e8 fare scuola e non ci si avvicina minimamente, \u00e8 solo uno strumento da utilizzare (e con pi\u00f9 accorgimenti) durante questo stato di emergenza. Questo tipo di didattica rende la scuola sempre pi\u00f9 simile al lavoro frammentato e continuo del mondo di oggi: non abbiamo divisioni n\u00e9 di tempo n\u00e9 di spazio nel nostro impegno scolastico. Non c\u2019\u00e8 un momento dedicato alla scuola, o quello dedicato a noi durante il pomeriggio. Ora la nostra vita \u00e8 dietro una scrivania, e quasi non si percepisce differenza fra le spiegazioni la mattina e lo studio il pomeriggio, in cui per altro, in varie forme, continua sempre la comunicazione con gli insegnanti. \u00c8 tutto un insieme indefinito che inizia la mattina e finisce la sera, in cui sei tu, da solo, a fare qualunque cosa. In classe ti senti pi\u00f9 protetto, sei incalzato dal ritmo, anche troppo forzato, di compiti e interrogazioni e sai che se ti perdi i professori lo noteranno. La classe \u00e8 un piccolo branco, c\u2019\u00e8 chi sta in cima, chi sta pi\u00f9 ai margini, ma siamo sempre tutti vicini e nessuno resta mai completamente isolato, come ora invece pu\u00f2 avvenire.<\/p>\n<p>Questa ai tempi del Covid19 \u00e8 una non-scuola, in cui i rapporti umani, su cui essa si dovrebbe basare, sono annientati, e le disuguaglianze sociali e gli squilibri del sistema scolastico, gi\u00e0 presenti prima dell\u2019emergenza, vengono ancora pi\u00f9 accentuati. La scuola resta uno dei pochi ambienti di autentica aggregazione, a partire dallo stare in classe e dai momenti di ricreazione giornalieri, per arrivare alle assemblee di classe e d\u2019istituto in cui gli studenti si possono confrontare e organizzare. Nella non-scuola del Covid, tutto \u00e8 delegato ai singoli: se ce la fanno e hanno i mezzi necessari bene, altrimenti peggio per loro.<\/p>\n<p>\u00a0C\u2019\u00e8 chi pu\u00f2 seguire tutte le lezioni dal suo computer, chi lo pu\u00f2 usare ogni tanto perch\u00e9 lo deve condividere con i familiari, chi non lo pu\u00f2 usare proprio e deve fare tutto dal telefono. Chi vive in una casa grande e ha tutto lo spazio per s\u00e9; chi invece \u00e8 costretto a dividere un piccolo spazio con altri due fratelli che fanno confusione. Chi riesce a organizzarsi da solo, tenendosi in pari; chi invece ha bisogno di pi\u00f9 stimoli, che ora gli vengono meno, e si abbandona alla sua solitudine, tanto pu\u00f2 benissimo non seguirle le lezioni. Chi vive in casa una situazione difficile, con cui ora deve fare i conti 24h su 24; chi invece sta in un ambiente sereno. L\u2019elenco potrebbe andare avanti all\u2019infinito, per quante situazioni pi\u00f9 deboli questa didattica taglia inevitabilmente fuori, come per esempio i ragazzi con handicap, BES e DSA che si trovano in maggiore difficolt\u00e0 e hanno bisogno di maggiori attenzioni, specialmente in questa nuova situazione.<\/p>\n<p>A oggi la didattica a distanza \u00e8 una necessit\u00e0, ma non esitiamo a trovarne i limiti e i rischi. Facciamo in modo che sia chiaro a tutti che non potr\u00e0 mai sostituire la scuola fisica, che va ben oltre le sue quattro mura, e che gli strumenti che ora usiamo ci illudono di poterci avvicinare, quando in realt\u00e0, sul lungo periodo, ci allontanano solamente, evidenziando le disuguaglianze fra di noi.<\/p>\n<p>Nella non-scuola del Covid, proprio per tutto questo, l\u2019importante \u00e8 provare a rompere l\u2019isolamento in cui siamo costretti, non perdere il senso critico in nome dell&#8217;emergenza che stiamo vivendo, continuare a confrontarci e riflettere su cosa sta accadendo, con tutti i mezzi possibili. E fra questi lo stesso giornalino scolastico pu\u00f2 essere un utile strumento.<\/p>\n<p>Carla Bilotti (2D &#8211; liceo classico)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non pi\u00f9 scherzi, non pi\u00f9 risate fra i banchi di scuola. 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