{"id":3870,"date":"2019-04-04T17:05:22","date_gmt":"2019-04-04T17:05:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=3870"},"modified":"2019-04-06T12:34:04","modified_gmt":"2019-04-06T12:34:04","slug":"per-salvare-la-nostra-terra-appunti-sullincontro-con-lecologo-max-strata-8-marzo-2019","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=3870","title":{"rendered":"Per salvare la nostra Terra. Appunti sull\u2019incontro con l\u2019ecologo Max Strata \u2013 8 marzo 2019"},"content":{"rendered":"<p>Noi abbiamo solo un pianeta, \u201cil nostro\u201d pianeta, definito anche Gaia, un organismo vivente che ospita la vita sulla sua superficie e nei mari in modo estremamente diversificato. Il nostro pianeta ha gi\u00e0 subito molte variazioni dal punto di vista chimico-fisico, ambientale ed ecologico nel corso dei secoli; ha visto cinque estinzioni di massa delle specie viventi vegetali e animali ed ora sta assistendo alla sesta estinzione che non \u00e8 per\u00f2 provocata da fenomeni naturali, come per esempio grandi eruzioni vulcaniche, ma dall&#8217;azione della nostra specie, la specie UMANA.<\/p>\n<p>I \u201cCONFINI PLANETARI\u201d non corrispondono a quelli terrestri: sono confini che non vediamo ma che esistono e consentono la SOSTENIBILITA&#8217; DELLA VITA sul pianeta. Molti di questi confini noi li abbiamo superati da alcuni anni; in particolare, quello che stiamo affrontando e che \u00e8 il pi\u00f9 problematico in assoluto con tutte le criticit\u00e0 che derivano dai comportamenti umani \u00e8 quello del CAMBIAMENTO CLIMATICO, causato dall&#8217;immissione nell&#8217;atmosfera di gas cosiddetti CLIMALTERANTI.<\/p>\n<p>Per avere un&#8217;idea dell\u2019importanza di quello che sta succedendo \u00e8 opportuno riferire alcuni dati:<\/p>\n<p>&#8211; ogni anno, da alcuni decenni, 18 milioni di ettari (un territorio vasto come il Belgio) di foreste primarie, foreste che vegetano da migliaia di anni, vengono tagliate per far posto ad allevamenti di bovini e a foraggere che vanno ad alimentare i bovini stessi oppure a palme da olio;<\/p>\n<p>&#8211; oltre 250.000 chilometri quadrati di oceani sono diventate aree senza vita, anche se non in senso assoluto in quanto alcuni microorganismi ancora vi esistono e questo \u00e8 dovuto alla grande quantit\u00e0 di materie organiche che si trovano alla foce dei grandi fiumi;<\/p>\n<p>&#8211; il 43% delle terre coltivate rischia la desertificazione, ovvero rischia di diventare improduttivo nei prossimi 30\/40 anni. Se andiamo avanti cos\u00ec, circa il 40% della disponibilit\u00e0 di acqua dolce caler\u00e0 nei prossimi 50 anni;<\/p>\n<p>&#8211; la produzione di CO2, un gas serra, \u00e8 aumentata di quattro volte rispetto agli inizi del grande sviluppo industriale degli anni 60; la concentrazione dell\u2019anidride carbonica in atmosfera \u00e8 passata da 315 parti per milione della fine \u201950 ai 411 del 2018.<\/p>\n<p>Tutto questo indica il raggiungimento dei cosiddetti \u201cTIPPING POINTS\u201d, che sono punti di non ritorno ecologici per cui un sistema quando raggiunge questi punti, collassa e non \u00e8 pi\u00f9 in grado di generare quelli che sono i cosiddetti servizi ecosistemici che sono fondamentali per l&#8217;esistenza della nostra specie e delle altre specie terrestri, vegetali e animali. Ci\u00f2 avviene, ad esempio, quando una foresta viene bruciata per il 70% e il restante 30% non \u00e8 in grado di rigenerare la quantit\u00e0 dell&#8217;ecosistema precedente.<\/p>\n<p>Ma come mai si \u00e8 giunti a rischio di contrarre questi punti di non ritorno ecologici? Perch\u00e9 nell&#8217;era in cui la specie umana domina l\u2019intero ecosistema terrestre (\u201cANTROPOCENE\u201d), il modello economico basato sulla crescita infinita porta a utilizzare i beni naturali in modo assolutamente non corretto.<\/p>\n<p>Il rapporto tra ecologia ed economia \u00e8 un rapporto molto stretto. L&#8217;ecologia \u00e8 lo studio dell&#8217;ambiente, mentre l&#8217;economia \u00e8 l&#8217;amministrazione dell&#8217;ambiente; non esiste economia senza l&#8217;utilizzo dei beni naturali.<\/p>\n<p>Nel minare la stabilit\u00e0 del clima e nel mettere a repentaglio quelli che sono i servizi ecosistemici, l&#8217;economia attuale &#8211; in quanto economia estrattiva e dissipativa &#8211; dal punto di vista ecologico risulta insostenibile. Un sistema economico fortemente dissipativo \u00e8 destinato a declinare; per avere un sistema economico stabile \u00e8 fondamentale conservare la materia e produrre energia da fonti rinnovabili. L&#8217;IMPRONTA ECOLOGICA \u00e8 il peso che noi esercitiamo sull\u2019ambiente in termini di consumi di suolo, di acqua, di beni naturali, di alimenti che provengono dall&#8217;agricoltura. Quello che il territorio della regione Toscana pu\u00f2 offrire a noi in termini di disponibilit\u00e0 di terreno bio-riproduttivo, che \u00e8 in grado cio\u00e8 di produrre aria pulita, acqua pulita, alimenti puliti, \u00e8 limitata a 2,3 ettari pro-capite; invece noi consumiamo 4,2 ettari. Tale consumo eccessivo \u00e8 possibile perch\u00e9 andiamo a prendere le quantit\u00e0 mancanti in Toscana di materia ed energia in altre zone del mondo, a discapito delle nuove generazioni che non avranno disponibilit\u00e0 nei prossimi anni di quell&#8217;energia e di quella materia che vengono utilizzate oggi per avere uno stile di vita che \u00e8 assolutamente insostenibile sotto il profilo ecologico.<\/p>\n<p>Le emissioni di CO2, metano e quant&#8217;altro che alterano il clima, sono quindi RIFIUTI estremamente pericolosi. Se queste emissioni, incolori e inodori, fossero nubi colorate, ci renderemo conto che siamo avvolti da una grandissima quantit\u00e0 di emissioni. Basti considerare che adesso la misurazione di CO2, che si fa per identificare il processo di riscaldamento totale del pianeta, ha raggiunto le 400 parti per milione presenti nell&#8217;atmosfera ed \u00e8 il picco pi\u00f9 alto degli ultimi 800.000 anni. Questo picco \u00e8 stato raggiunto in pochi decenni. Le fluttuazioni climatiche ci sono sempre state, solo che si sono sviluppate nel corso di migliaia di anni, come durante i periodi glaciali; in 40 anni noi abbiamo raggiunto una situazione di riscaldamento globale che in tempi remoti si raggiungeva in centinaia di migliaia di anni.<\/p>\n<p>Di conseguenza anche la risposta degli ecosistemi terrestri non \u00e8 una risposta di adattamento. Non c&#8217;\u00e8 tempo affinch\u00e9 le foreste, i mari&#8230; riescano ad adattarsi in tempi brevi al cambiamento climatico in corso.<\/p>\n<p>Gli scienziati dell&#8217;ONU (IPCC) hanno realizzato un report spiegando cosa succeder\u00e0 nei prossimi 11 anni se noi non riusciremo a invertire la situazione attuale perch\u00e9 siamo moto vicini a un tipping point che \u00e8 stimato in 2\u00b0C in pi\u00f9 della temperatura a livello globale rispetto all\u2019era preindustriale, in cui alcuni meccanismi di condizionamento del clima non sono pi\u00f9 reversibili.<\/p>\n<p>Come umanit\u00e0 abbiamo di fronte due futuri possibili scenari, il primo dei quali \u00e8 quello di andare incontro all&#8217;aumento di 2\u00b0C della temperatura a livello globale. Il Mediterraneo, per esempio, \u00e8 il luogo dove avvengono pi\u00f9 che altrove nel mondo i cambiamenti climatici con sbalzi di temperatura e di caos climatico estremamente repentini e forti. Il \u201cMare nostrum\u201d ha gi\u00e0 una temperatura di 1\u00b0C in pi\u00f9 rispetto a quella di 50 anni fa e questo \u00e8 molto significativo per quanto riguarda la vita all&#8217;interno del mare e il rilascio di calore nell&#8217;atmosfera. Quindi 2\u00b0C in pi\u00f9 del mar Mediterraneo secondo il centro studi dell&#8217;ONU vuol dire 5\/6\u00b0C in pi\u00f9 nell\u2019atmosfera soprastante, anche 8 o addirittura 9.<\/p>\n<p>Il secondo scenario, che \u00e8 il peggiore, \u00e8 quello di assistere, a fine secolo a un aumento della temperatura globale di 5\/6\u00b0 di media non compatibile con la sopravvivenza della specie umana, in quanto avremo lo scioglimento dei ghiacci, vaste aree desertificate&#8230; e noi in questo momento stiamo andando dritti verso questo scenario. Per il momento bisogna riuscire a stare nei 2\u00b0C e prevenire le situazioni peggiori di qui alla fine del secolo.<\/p>\n<p>Non sono solo le grandi industrie che producono i gas serra colpevoli di tutto ci\u00f2; ricordiamoci che \u00e8 fondamentale anche ridurre i tagli delle grandi aree boschive che avvengono in tutto la Terra e che sottraggono capacit\u00e0 del sistema complessivo di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno.<\/p>\n<p>Il 25% delle emissioni globali \u00e8 derivato dal taglio delle foreste, l&#8217;altro 25% \u00e8 dato dal sistema di produzione industriale delle carni in particolare di quelle bovine, in quanto si tagliano le foreste per produrre mangime per questi animali. Gli effetti delle emissioni sono: forti alluvioni, desertificazioni di vaste aree, che non sono solo determinate dal cambiamento climatico o dal riscaldamento globale ma dallo sfruttamento intensivo che l&#8217;agricoltura industriale fa del terreno. Per esempio, nella Cina centrale, c&#8217;era un&#8217;area vastissima coltivabile che negli ultimi 10 anni \u00e8 stata trasformata in sabbia dal tipo di agricoltura industriale non sostenibile che \u00e8 stata praticata per circa 30 anni. Questo ha messo in moto un meccanismo per cui il governo cinese con compagnie private \u00e8 andato a cercare terre da coltivare in altri paesi (land grabbing) con un meccanismo che sta consentendo alla Cina di alterare la produzione agricola in Africa e di minare la sovranit\u00e0 alimentare per fornire prodotti alimentari ai propri cittadini.<\/p>\n<p>Altro aspetto da considerare \u00e8 quello dei PROFUGHI AMBIENTALI per i quali l&#8217;ONU ha stimato 150 milioni di profughi da qui al 2050. E anche i fenomeni di retroazione non sono da sottovalutare; per esempio, l&#8217;esplosione di gas metano nel permafrost della Siberia, oltre ad aver lasciato un buco enorme, ha riversato una discreta quantit\u00e0 di questo gas nell&#8217;atmosfera. Il 20 % della superficie terrestre \u00e8 coperto da permafrost e all&#8217;interno del permafrost ci sono stoccati enormi quantit\u00e0 di gas metano che ha una potenza serra di circa 21 volte superiore dell&#8217;anidride carbonica. Per ogni chilogrammo di metano che va nell&#8217;atmosfera \u00e8 come si immettessero 21 kg di CO2; se il metano si dovesse riversare in grandi quantit\u00e0 nell&#8217;atmosfera, la concentrazione dei gas serra sarebbe tale da essere letale per l&#8217;uomo. Quindi \u00e8 obbligatorio intervenire prima che questo avvenga.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo scenario da considerare \u00e8 questo: se non invertiamo la rotta, Pisa a fine secolo si trover\u00e0 sommersa dalle acque, in quanto, a causa dello scioglimento dei ghiacci, si avr\u00e0 un innalzamento del livello del mare!<\/p>\n<p>La crescita infinita non \u00e8 possibile su un pianeta dalle risorse limitate; la specie umana \u00e8 inserita in una complessa rete di relazioni con tutto ci\u00f2 che \u00e8 vivente e tale aspetto deve essere sempre tenuto presente.<\/p>\n<p>Ma una sostenibilit\u00e0 planetaria \u00e8 ancora possibile? E&#8217; possibile passare a un modello economico e sociale \u201ccarbon neutral\u201d? Esiste la possibilit\u00e0 di fare qualcosa per non andare dritti, come stiamo facendo, nel muro dei 5\/6\u00b0C di aumento della temperatura media terrestre?<\/p>\n<p>Sicuramente possiamo fare qualcosa! Dobbiamo creare un sistema economico stabile che garantisca a tutti una condizione di vita sufficientemente buona e che sia nei limiti ecologici. Per fare questo bisogna recepire il concetto di RESILIENZA. La resilienza in fisica \u00e8 la capacit\u00e0 di resistere agli urti, in biologia \u00e8 la capacit\u00e0 di un organismo di autoripararsi dopo un danno mentre in ecologia la resilienza \u00e8 la capacit\u00e0 di un ecosistema, inclusi quelli umani, di ripristinare il proprio equilibrio in seguito a un shock esterno che modifica lo stato dell&#8217;ambiente e ne compromette le risorse.<\/p>\n<p>Noi lo shock lo stiamo gi\u00e0 subendo ed \u00e8 quello della crisi ambientale con il segnale che ci lancia con le prospettive negative per quanto riguarda il riscaldamento globale. Siamo in grado di sviluppare resilienza e di opporci ad un destino che sembrerebbe inevitabile?<\/p>\n<p>Certo! Per avere maggiore RESILIENZA dobbiamo:<\/p>\n<p>-diminuire rapidamente il livello delle emissioni climalteranti<\/p>\n<p>-diminuire rapidamente il livello di conflittualit\u00e0 con la biosfera<\/p>\n<p>-abbandonare l&#8217;economia estrattiva-dissipativa.<\/p>\n<p>Per fare tutto ci\u00f2 \u00e8 stato avviato un processo di transizione in molte regioni e in molti paesi del mondo. Nella citt\u00e0 inglese di Bristol, per esempio, il sindaco e l&#8217;amministrazione comunale si sono fatti preparare dagli esperti un progetto per far uscire la citt\u00e0 dal condizionamento del petrolio. La Costa Rica, che \u00e8 l&#8217;unico paese privo di esercito, nel giro di pochi anni ha organizzato la produzione di energia elettrica esclusivamente da fonti ecosostenibili. Oggi il 99% della produzione elettrica della Costa Rica proviene da fonti rinnovabili; nonostante questo paese abbia giacimenti di petrolio il governo ha deciso che questo resti sottoterra e che vengano utilizzate le fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>Altro aspetto fondamentale \u00e8 quello della produzione locale del cibo. Consideriamo che quello che si trova nei supermercati percorre di media 1500 chilometri il pi\u00f9 delle volte su gomma. Il calcolo monetario del costo dei beni alimentari non \u00e8 il vero valore. Una ricerca ha dimostrato che negli USA il costo di un hamburger che \u00e8 di 3 dollari non tiene assolutamente conto delle ricadute a livello ambientale e sociale di come viene prodotto. In realt\u00e0 il vero valore \u00e8 10 volte tanto. Solo che questi costi noi non li percepiamo perch\u00e8 non vengono contabilizzati quindi acquistiamo il prodotto con un valore che non \u00e8 il suo ma nel frattempo quel valore ha intaccato i sistemi ecologici che sono stati utilizzati per produrlo.<\/p>\n<p>In sostanza si pu\u00f2 e si deve cambiare; gli strumenti, le conoscenze e le competenze scientifiche per farlo ci sono ma dobbiamo agire in tempi brevi.<\/p>\n<p>Oltre a confidare nell&#8217;azione dei Governi, \u00e8 necessario anche riorganizzare a livello locale l\u2019economia e passare ad un&#8217;economia circolare: utilizzo delle risorse locali, non spreco, produzione di energia locale&#8230;<\/p>\n<p>Greta Thunberg, 16 anni, svedese, seguita adesso da migliaia di suoi coetanei, con la sua sola forza di volont\u00e0, dall&#8217;estate scorsa ha iniziato una forma di protesta di fronte al Parlamento svedese per attirare l&#8217;attenzione sulla questione dei cambiamenti climatici in quanto in Svezia si sono registrate temperature mai avute prima che hanno superato i 30\u00b0 e si sono sviluppati incendi vastissimi.<\/p>\n<p>Le storie di due piccole isole del Pacifico, Rapa Nui, meglio conosciuta come l&#8217;Isola di Pasqua e Tikopia non vanno dimenticate. Due piccole isole del Pacifico, due storie diverse.<\/p>\n<p>Rapa Nui, isola governata da una forte gerarchia maschile, nel tempo ha sfruttato le risorse naturali al punto tale di esaurirle e la comunit\u00e0 si \u00e8 praticamente estinta. Solo alcune decine di persone sono arrivate ai giorni nostri. Tikopia invece era gestita dalle donne che, nel momento di estrema criticit\u00e0 in cui l&#8217;aumento della popolazione ha fatto s\u00ec che non ci fosse cibo per tutti, hanno deciso che era necessaria una diminuzione delle nascite, che era necessario non tagliare le foreste ma coltivare al loro interno, che era necessario pescare il pesce in modo contenuto in modo da permetterne il ripopolamento, e non allevare suini che si nutrivano di troppa biomassa necessaria per il sistema ecologico dell&#8217;isola. Con tutti questi accorgimenti i tikopiani continuano a vivere in armonia col proprio ambiente.<\/p>\n<p>E noi dobbiamo seguire il loro esempio!<\/p>\n<p>Emiliano Barsotti \u2013 classe 1\u00b0B afm ITE A. Pacinotti Pisa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi abbiamo solo un pianeta, \u201cil nostro\u201d pianeta, definito anche Gaia, un organismo vivente che ospita la vita sulla sua superficie e nei mari in modo estremamente diversificato. 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