{"id":3156,"date":"2018-11-17T17:37:41","date_gmt":"2018-11-17T17:37:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=3156"},"modified":"2018-11-17T17:38:56","modified_gmt":"2018-11-17T17:38:56","slug":"malaspina-il-romanzo-dei-detenuti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/?p=3156","title":{"rendered":"&#8220;Malaspina&#8221;, il romanzo dei detenuti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><em><b>\u00abTutti i criminali dovranno essere trattati come pazienti, e le prigioni diventare degli ospedali riservati al trattamento e alla cura di questo particolare tipo di ammalati\u00a0\u00bb<br \/>\nGhandi<br \/>\n<\/b><\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_3163\" aria-describedby=\"caption-attachment-3163\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3163\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/WhatsApp-Image-2018-11-17-at-15.18.27-743x1024.jpeg\" alt=\"\" width=\"285\" height=\"392\" srcset=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/WhatsApp-Image-2018-11-17-at-15.18.27-743x1024.jpeg 743w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/WhatsApp-Image-2018-11-17-at-15.18.27-218x300.jpeg 218w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/WhatsApp-Image-2018-11-17-at-15.18.27-768x1058.jpeg 768w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/WhatsApp-Image-2018-11-17-at-15.18.27.jpeg 829w\" sizes=\"auto, (max-width: 285px) 100vw, 285px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3163\" class=\"wp-caption-text\">La copertina del libro &#8220;Malaspina&#8221; di A. Casini e M. Bulzom\u00ec.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vi siete mai chiesti come sia la vita di un carcerato? Sappiate che non sempre \u00e8 come ce la immaginiamo. A volte anche l&#8217;impensabile pu\u00f2 accadere. E la presentazione che si \u00e8 svolta venerd\u00ec 7 novembre, alle 15, lo ha dimostrato.<\/p>\n<p>Direttamente dalla casa circondariale &#8220;Don Bosco&#8221; di Pisa, otto detenuti nelle loro celle hanno scritto un vero e proprio romanzo giallo, intitolato &#8220;Malaspina&#8221;.\u00a0Questa originale &#8220;avventura&#8221; \u00e8 stata resa possibile dalla casa editrice pisana <a href=\"http:\/\/www.mdseditore.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">MdS<\/a> , che per il terzo anno consecutivo ha portato oltre i dieci cancelli del Don Bosco un corso di scrittura. Grazie all&#8217;aiuto e alla dedizione della giornalista Antonia Casini e del dottor Michele Bulzom\u00ec, i detenuti hanno potuto prendere parte a questa iniziativa e scoprire la bellezza della scrittura.<\/p>\n<p>Le voci degli ideatori di questo progetto, insieme a quelle dell&#8217;attuale direttore del carcere Francesco Ruello e dell&#8217;ex direttore Fabio Prestopino, e all&#8217;assessore alle Politiche Sociali Gianna Gambaccini, hanno presentato Malaspina\u00a0 al &#8220;Pisa Book Festival&#8221; .<\/p>\n<p>Non sono, ovviamente, mancati gli interventi in prima persona degli scrittori; durante la presentazione un ex carcerato, Giuseppe, ha condiviso con noi il suo pensiero e la sua esperienza personale.<\/p>\n<blockquote><p><em>Per prima cosa voglio chiarire una questione: l&#8217;uomo non nasce cattivo, lo diventa. Se nasci in posti come Napoli anche azioni illegali ti sembrano normali e legali.<\/em><br \/>\n<em>Io mi sono fatto dieci anni di carcere, entrando e uscendo continuamente. Mentre ero dentro venivo trattato come una bestia, e per questo quando uscivo ero pi\u00f9 arrabbiato di prima, e continuavo a commettere crimini.<\/em><br \/>\n<em>Poi sono stato trasferito al Don Bosco a Pisa. Mi aspettavo di essere trattato come tutte le altre volte, ma mi hanno &#8220;filtrato come un moscerino&#8221;, e anche grazie a progetti come il volontariato ho iniziato a cambiare; un giorno \u00e8 arrivata MdS, e ho deciso di mettermi alla prova, riscoprendo quanto sia bello scrivere con soli carta e penna.<\/em><br \/>\n<em>Io sono cambiato perch\u00e9 mi hanno trattato in modo umano.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<figure id=\"attachment_3168\" aria-describedby=\"caption-attachment-3168\" style=\"width: 420px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3168\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_152628-1-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"420\" height=\"280\" srcset=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_152628-1-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_152628-1-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_152628-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3168\" class=\"wp-caption-text\">A. Casini, M. Bulzom\u00ec e G. Gambaccini<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giuseppe ha sottolineato un concetto fondamentale, ribadito pi\u00f9 volte dai due curatori: anche i carcerati sono esseri umani, hanno commesso degli errori, ma lo scopo della detenzione \u00e8 proprio quello di reinserirli nella societ\u00e0 come persone migliori.<br \/>\nQuesto progetto ha lo scopo di aiutarli nel loro percorso di maturazione e cambiamento, ma \u00e8 anche visto da chi vi partecipa come una valvola di sfogo che offre un&#8217;opportunit\u00e0 di esprimersi e di liberare la creativit\u00e0, imprigionata a lungo nelle loro menti.<\/p>\n<p>Giuseppe non \u00e8 stato l&#8217;unico ad aver voluto parlare, altri suoi &#8220;amici&#8221; (come lui stesso li ha definiti) hanno preso in mano il microfono e hanno raccontato come a volte anche un semplice gesto, come impugnare una penna, pu\u00f2 aiutarti a non impazzire. Come ha raccontato il dottor Bulzom\u00ec, alcuni &#8220;allievi&#8221; inizialmente erano molto riluttanti: perch\u00e9 dover scrivere un libro proprio in prigione? Che importanza aveva?\u00a0Tuttavia, strano a dirsi, quelle che inizialmente erano mezze paginette si sono pian piano trasformate in interi capitoli, gli stessi che adesso fanno parte del romanzo.<\/p>\n<p>Malaspina \u00e8 un romanzo giallo che tratta de <em>&#8220;La sparizione della spina di Cristo, che ha ribattezzato la chiesa gotica sul lungarno, ha attratto i detenuti del Don Bosco. Dentro le mura del penitenziario di Pisa gli ospiti, costretti nelle celle, sfruttano la loro ora d&#8217;aria per investigare. La spina doveva essere l\u00ec per l&#8217;inaugurazione della mostra dell&#8217;artista tedesco, che tanto l&#8217;aveva voluta come cornice alle sue barche di cera, ma alla sua apertura il sacrario era vuoto. Giornali e televisioni dicono poco, quel tanto che basta per raggiungere i galeotti e insinuare in loro dubbi e curiosit\u00e0. Quei pochi fortunati che godono dell&#8217;articolo 21 dell&#8217;ordinamento penitenziario impiegano ogni minuto lontano dalle sbarre per conoscere la verit\u00e0. Qualcuno si avvicina pericolosamente alla realt\u00e0 delle cose, altri invece rischiano persino di essere implicati nel fatto. Tutti colpevoli e tutti innocenti in una vicenda pi\u00f9 che intricata. Una dicotomia che attanaglia l&#8217;intero penitenziario che riesce persino a intrecciare il mondo esterno.&#8221;<\/em> (per consultare il sito ufficiale, cliccare <a href=\"http:\/\/www.mdseditore.it\/catalogo\/malaspina.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_3173\" aria-describedby=\"caption-attachment-3173\" style=\"width: 388px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3173\" src=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_151055-1024x576.jpg\" alt=\"\" width=\"388\" height=\"218\" srcset=\"http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_151055-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_151055-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.rapsodiaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/20181109_151055-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 388px) 100vw, 388px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-3173\" class=\"wp-caption-text\">Sala &#8220;Fermi&#8221; al Palazzo dei Congressi.<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il messaggio di questo racconto \u00e8 chiaro: attraverso questo mistero, che coinvolge coloro che vivono tra le mura della casa circondariale pisana, si vuole implicitamente dar voce a questi detenuti, far sentire ai lettori i loro stati d&#8217;animo.<br \/>\nAnche loro sono persone, provano molte e diverse emozioni e hanno sicuramente qualcosa da dire a noi che viviamo ogni giorno la nostra libert\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Matilde Cini e Alessandra Polzella<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTutti i criminali dovranno essere trattati come pazienti, e le prigioni diventare degli ospedali riservati al trattamento e alla cura di questo particolare tipo di ammalati\u00a0\u00bb Ghandi &nbsp; Vi siete mai chiesti come sia la vita di un carcerato? 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