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L’inverno demografico italiano

7 Giugno 2026 by admin_rapsodia Lascia un commento

I dati Istat del 2025 certificano la crisi delle culle e l’invecchiamento del Paese, solo parzialmente frenato dalla compensazione migratoria.

 

Il panorama demografico italiano delineato dal report Istat 2025 descrive un Paese in una fase di profonda trasformazione, segnata da uno squilibrio tra la dinamica naturale e quella migratoria.

Nel 2025 il saldo naturale, a fronte di 652 mila decessi e 355.000 nascite, è risultato negativo per circa 296 mila unità, peggiorando rispetto al valore di -283 mila dell’anno precedente.

Nel 2025, prosegue la contrazione della fecondità, che è scesa a 1,14 figli per donna rispetto all’1,18 del 2024.

Si osserva inoltre un progressivo innalzamento dell’età media al parto, arrivata a 32,7 anni.

L’unico fattore di compensazione a questa crisi delle culle è rappresentato dai flussi migratori.

Nel 2025, il saldo migratorio con l’estero è rimasto ampiamente positivo crescendo di 33 mila unità rispetto ai dati del 2024, attestandosi a +296.000 unità.

Questa dinamica ha portato la popolazione straniera residente a 5.560.000 unità mentre la popolazione di cittadinanza italiana è scesa a 53.383.000 unità portando la popolazione residente a 58.943.000 in lieve calo di 631 unità rispetto al 2024.

La crescita demografica è concentrata al Nord (2,2 per 1000).

Resta costante per l’Italia la longevità, confermandosi uno dei Paesi con la speranza di vita più elevata in Europa: 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne.

Il quadro delineato dall’Istat per il 2025 mostra chiaramente come l’Italia si trovi di fronte ad una dinamica strutturale.

Il crollo demografico, alimentato da una denatalità senza precedenti e da un progressivo innalzamento dell’età media al parto, sta ridisegnando la geografia sociale ed economica del paese. Se da un lato l’altissima speranza di vita rappresenta un traguardo straordinario per il nostro sistema sanitario e sociale, dall’altro accentua lo squilibrio fra anziani sopra a 65 anni e giovani con età inferiore a 15, che porta l’indice di vecchiaia al record assoluto di 190.

In questo contesto, i flussi migratori non sono più una semplice variabile statistica, ma l’unico argine immediato, seppur parziale, alla crisi demografica.

Per il futuro l’Italia dovrà essere capace di coniugare il sostegno alla famiglia e alle nascite con sistemi di welfare ampi e generalisti e modelli di integrazione efficaci, per evitare che l’inverno demografico si trasformi in un declino irreversibile.

 

Sara Masi (classe 1D AFM – ITE)

Fonte: Istat Indicatori demografici anno 2025
chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Report_Indicatori-demografici_Anno-2025.pdf

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